Care Silvia e Simona,
sebbene siano trascorsi diciotto anni dalla perdita di Susanna, potrei ricordare la sua ironia, o il suo rigore morale, citando questa o quell’altra circostanza legata ai mesi trascorsi con lei.
Ma preferisco rendervi partecipi di un’esperienza distinta, vissuta, paradossalmente, quando lei non c’era già più. Cercherò di trasmettervi la stessa speranza da me vissuta quel giorno.
Era trascorso credo un anno dalla primavera del 1992 quando un mattino, al mio risveglio, avverto nitidamente la vicinanza di Susanna. Non la vedo con i miei occhi, né la sogno, ma ne avverto l'odore, il suo odore, ovvero quella traccia olfattiva che tutti abbiamo, personale e irripetibile. Quanti tra noi, da piccoli, hanno sentito l'odore della propria madre assente avvicinandosi ai suoi vestiti? E quante volte un maglione lasciato a casa dalla nostra compagna accorciava le distanze, emanandone la sua fragranza?
Ecco, non vorrei apparire retorico, né pretesco o consolatorio, ma so per certo che quella mattina Susanna mi ha salutato, è venuta a trovarmi per qualche istante per dirmi che è viva, che sta bene, lasciandomi attraverso la linea incorporea del suo profumo il ricordo più indelebile di sé.
Vi abbraccio
Rosario
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