Ciao Susy,
sono qui e ti scrivo come se non fosse passato tanto tempo.
Ricordo i giorni del liceo che abbiamo trascorso insieme. Tu portavi sempre una ventata di allegria e sicurezza. A me davi questa bella sensazione: mi trasmettevi forza e positività. Gli altri mi vedevano un po’ aggressiva, tu invece avevi avvertito la mia fragilità ed istintivamente ti veniva da sostenermi .Giuro che non ricordo una volta che abbiamo litigato, allora sicuramente penso fosse merito tuo, del tuo carattere,visto che il mio era così fumantino .
Ricordo che la prima volta che ci siamo conosciute è stato durante una partita di pallavolo all’Ippolito Nievo,eravamo avversarie, tu probabilmente avevi vinto la partita, ma come se niente fosse, senza farlo pesare, sei venuta verso di me e mi hai stretto la mano dicendomi – Ciao, sono Susanna!-. Da quella volta siamo rimaste amiche sempre, un’amicizia spontanea, naturale, che c’era comunque, anche se passavamo del tempo ( come quando è finito il liceo) senza vederci.
Non volevo mai sfigurare con te, mi colpiva la tua capacità di capirmi e di entrare subito in sintonia con me.
Ricordo i mille colori che usavi in estate,ti compravi sempre dei vestiti un sacco carini ed anche dei costumi da bagno a fiorellini o a righine sfiziosissimi che sulla tua abbronzatura e i tuoi occhi celesti erano perfetti. Non per niente tutti i ragazzi erano pazzi di te, e non lo dico per piaggeria, ma perché è vero. Avevi qualcosa che li catturava al di là della bellezza che pure avevi,e che li faceva pendere dalle tue labbra. Penso fosse proprio quel tuo essere spontanea e quel tuo amare la vita con un’energia e ed uno slancio che erano rari da trovare in altre persone. Io stavo lì a guardarti, catturata anch’io dalla tua simpatia e vitalità infinita. Come durante una settimana bianca,eravamo tutti in pullman e stavamo tornando in albergo; ad un certo punto ci deve essere stato un guasto o qualcosa di simile fatto sta che l’autista si è fermato sul ciglio di una strada innevata a fare una telefonata,tutti noi dentro più o meno a lamentarci dell’accaduto; stavo anch’io considerando la situazione , ma poi mi giro verso il finestrino e vedo te, Diego Lemme ed altri ragazzi maschi che stavate giocando a palle di neve .Sarei stata ore a guardarti: era uno spettacolo, perché tenevi testa a tutti quei maschi scatenati che cercavano di colpirti con le loro palle di neve, era una lotta divertente e fuori programma, dopo una giornata intera passata a sciare, tu giocavi con spontaneità ed allegria non preoccupandoti di cose che avrebbero messo in crisi parecchie componenti del nostro sesso tipo sgualcirsi, rovinarsi il trucco i capelli e così via . No, a te in quel momento interessava giocare con Diego e gli altri ad armi pari, ed era questo , credo , che più li attraeva in te.
A scuola ci divertivamo tanto insieme,io ogni mattina capivo al volo il tuo umore ogni qualvolta entravi in classe. Incedevi altera, ma eri la mia Susy e per lo più eri sempre di buon umore. Solo una volta ricordo di aver capito che c’era qualcosa che non andava ed era per il tuo fidanzato, come poi mi avevi raccontato.
Di solito però eravamo spensierate, arrivavamo nel cortile del Mameli con i nostri moto Morini ( io l’avevo comprato come il tuo ) li legavamo con la catena come si faceva a quei tempi, e poi seguivamo le lezioni piacevolmente. Ricordi quante risate ci faceva fare il Professor Campus? Ci piaceva tanto, ammiravamo tanto il suo sconfinato amore per Dante Alighieri,ma noi vedevamo anche il suo lato buffo, di professore tra le nuvole che ogni tanto si astraeva un po’ da noi. E poi prima avevamo avuto anche la Cavallari che era severa e che ci faceva studiare un sacco. Ci ha rimandate un anno , ricordo una lettera che tu mi mandasti da Porto Santo Stefano ed in cui mi dicevi che stavi studiando molto per il tuo esame di riparazione .Ma tu prendevi tutto bene,e facevi tutto con entusiasmo. Oltretutto ricordo che nello studio tu, come anche le tue sorelle, eri molto seria e ti ci dedicavi volentieri. Di solito all’uscita da scuola prendevamo i nostri motorini e tornavamo a casa per poi rivederci il pomeriggio. Una mattina invece, non ricordo bene perché, ma Federico Bonato ci aveva prestato il suo piccolissimo motorino per farci tornare a casa insieme. Non ricordo di che marca fosse, ma non era né un boxer né una vespa né un ciao, no ,era una marca molto meno comune che aveva fatto questo modello piccolissimo in cui noi siamo riuscite a montare su insieme ( tu davanti ed io dietro) ed a sfrecciare verso Piazza Pitagora. Io mi reggevo forte a te ,ma non avevo paura ( quella mi è venuta con gli anni purtroppo). Arrivate su al semaforo ti sei girata verso di me e mi hai detto -Ammazza pista ‘sto zanzarino!- e abbiamo cominciato a ridere come due pazze e mi sa che abbiamo smesso solo verso via Ristori dove io abitavo. Tu eri così trovavi sempre la battuta giusta al momento giusto .Eri irresistibile!Ridevamo tanto insieme, anche per piccole cose come questa eravamo spensierate, eravamo felici. Tu eri sempre gentile con tutti, solo con la tua mamma avevo notato ti scontravi spesso e adesso che sono mamma anch’io di un bambino che mi sfida spesso,, ho la presunzione di aver capito il perché; l’amavi troppo e non potevi fare a meno di lei tu che sei sempre stata così uno spirito libero. Sono sicura che tua mamma lo sa, ma anch’io che sono tua amica lo so.
Un’altra volta correvamo con i motorini alla volta dell’Euclide,dove spesso andavamo a fare merenda ; io mi prendevo sempre un bignè alla crema e tu una pasta al cioccolato con pastafrolla sopra e sotto ricoperta di zucchero a velo. Siamo uscite fuori dal bar con le nostre paste in mano ed abbiamo cominciato ad assaporarle. Avevo quasi finito quando mi accorgo che mi ero sporcata di zucchero, istintivamente esclamo- Sono tutta sporca!- e tu, con aria furbetta mi guardi negli occhi e mi rispondi – Io no!- Ti guardo ed eri letteralmente cosparsa dello zucchero a velo della tua pasta al cioccolato. Abbiamo riso tantissimo, mentre cercavamo di pulirci alla bell’e meglio i golf e i pantaloni.
Abbiamo passato tanti giorni così spensierati e felici. Non so perché sto parlando proprio di questi momenti in particolare, visto che ne abbiamo passati tantissimi insieme,è che io con te mi sentivo bene, al sicuro, sapevo che non mi avresti mai messo in difficoltà, anzi , fra noi non c’era competizione, tu sapevi mettere le persone a proprio agio. Abbiamo anche fatto tanti viaggi insieme: in Grecia, all’isola del Giglio, in Puglia ad Otranto mi sembra . E tu eri sempre il mio punto di riferimento e la mia amica del cuore. Ovviamente andavamo in gruppo,spesso c’erano Marysol, Paola, Teresa, ma tu eri il mio trait-d’ union con gli altri, perché io non avevo la tua stessa facilità di avere amici e di conoscere le persone . Mi hai sempre aiutato in questo. Solo una volta è avvenuto il contrario e cioè quando tu sei diventata amica di Luigi Palumbo che era già amico di mia sorella Betta e mio. H o provato molta gioia per questo, e quando stavamo tutti insieme sentivo tanto amore intorno a noi.
Siamo state insieme a Porto Santo Stefano nell’82 quando l’Italia ha vinto i mondiali. Avevamo seguito tutte le partite insieme a Roma,ma per la semifinale Italia Brasile eravamo in Toscana, io ospite da te, ed abbiamo fatto il tifo da un bar del porto insieme a tante altre persone e ricordo che era stato molto divertente. Sventolavamo la bandiera e poi correvamo con i motorini a festeggiare.
Insieme abbiamo vissuto anche la notte prima degli esami di maturità. Avevamo gli orali insieme perché era uscita la lettera “b” e noi siamo state interrogate negli ultimi giorni. Tu quella notte hai dormito a casa mia : eri tranquilla, sicura, come al tuo solito. Io ti guardavo e cercavo in te la calma necessaria per affrontare il giorno seguente. Abbiamo chiacchierato di tante cose, abbiamo riso e scherzato…come mi manca quella spensieratezza che vivevamo insieme! Sapevamo che il giorno dopo sarebbe stato un giorno importante, ma noi abbiamo fatto passare pian piano quelle ore con serenità, senza angoscia, perché eravamo insieme.
Ti sogno spesso Susy e sogno di quel giorno che nessuno di noi che stiamo qui a scriverti,a pensarti,a portarti nel cuore avrebbe mai voluto vivere. Sogno, come tutti noi avremmo voluto, di tenderti una mano e di fermarti prima di quel momento di follia che ti è costato e ci è costato così caro. Poi sogno che non è successo niente, che ci hai fatto uno scherzo a tutti e che sei su un’isola a goderti il sole e il mare, e questo lo sogno spesso. E’ un sogno vivo, reale, che confondo con la realtà al mio risveglio, che mi fa dubitare che tu non sia qui in questo momento con noi. E poi se fosse davvero così? Se lo spazio e il tempo non fossero che rigide convenzioni inutili? Allora potremmo riunire tutte le nostre vite e tornare a ridere e scherzare con tutte le persone che ci vogliono bene. Si, il tempo è una convenzione stupida, e come mi hai insegnato tu, io non credo alle convenzioni, non mi piego a loro e sono qui con te in questo momento, finalmente libera di volere bene a chi mi vuole bene, al di là del tempo. Ciao Susy. La tua Giuli
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