Me ne sto li', imbambolata, con quella frase che mi ronza in testa.
Un attimo si dilata in un millennio e per un millennio non faccio che pensare a quella frase.
Non se ne e' più' parlato, dopo, e quella frase e' rimasta li', galleggia sull'onda che si infrange sulla battigia.
E torna, e torna, nei miei pensieri. Quando meno me lo aspetto torna con tutta la sua forza, con tutta la forza che si permette, con tutta la forza che mi trasmette.
A volte cerco quella battigia, quell'onda, quella frase, perché' mi dia la forza.
Non se ne e' più' parlato...
Come se ne può' parlare ancora?
Sono distante mille miglia, da quella frase, da quella persona che me l'ha detta, dall'avvento che l'ha scaturita.
Ma quando torno a quella battigia e' come se fosse ieri. E si infrange con violenza, con la sua forza che mi annienta, ma che mi da la forza, dolore ma sollievo.
Eravamo bambine, o almeno cosi' mi ricordo. Invece eravamo ragazze. Forse bambine che quella frase, quell'evento, ha trasformato in donne in un attimo. Per la violenza che nessuno si aspettava.
Susanna e' morta e Marisol me l'ha detto: "non puoi capire, perché sei viva".
Ci sono delle frasi che non sono storicamente seguite da altre e poi da altre e poi da altre ancora. Così' sono li', vivide ed ultime. E mentre il tempo passa, loro rimangono li'. E piano piano si scolpiscono nella memoria. Diventano fonte di sostentamento.
Perche' sono viva, mentre lei e' morta. E cerco sostentamento in quella frase. Dolore e sollievo....
Perche' sono viva? Perche' lei e' morta?
"non puoi capire perché' sei viva".
Non posso capire, ma posso ricordare.
Ogni giorno, non dimentico se non posso capire.
Non dimentico e non capisco.
Non dimentico che non c'e' una meta' di me, questo lo so
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