martedì 20 aprile 2010

marina bertozzi racconta

Susy ha voluto rimanere vicino al mare. Io sono vicino al mare sempre. Mi sento Mare.
non conoscevo bene Susy. So che aveva gli unici occhi carta da zucchero che avessi mai visto. Di lei ho l'immagine piccola, dietro quella di suo padre, un grande navigatore, con la valigia sempre pronta. Un marinaio di terra con racconti da marinaio, quelli che in Sardegna chiamano “contos de foghile”, quelli che ascolti davanti alla tavola da sparecchiare con le lische di pesce ripulite per bene, come lui ci ha insegnato a fare. Racconti di resistenza umana. Racconti di un uomo vivo.
Susy ha un sorriso aperto, tanto simile a suo padre, i capelli forti con fili piccoli rossi. La pelle dorata. E gli occhi grandi pervinca. E’ con la tuta da ginnastica, è tornata dal lavoro in un albergo sulla neve, ha tanto da fare, parla poco, la vedo dall'alto, sembro più alta, la inquadro come in una foto, guardandole la frangia dei capelli scomposti. E’ libera, è insofferente, non è in nessun posto, sembra sempre stia scappando, eppure in quel momento l'ho fermata, è cristallizzata. Cerca lavoro, ma non saprei che lavoro farle fare, è alla ricerca di qualcosa, penso : - ma dove vuole andare? Perchè non sceglie una strada sola? È inquietante, non riesco a parlarle, mi spaventa Susy, quello che potrei dirle so che sarebbe interessante solo per pochi minuti, non ho quello che cerca.
Susy è andata via, un giorno, regalando a tutti anche a chi come me si trova nel cerchio più lontano da lei, immagini infinite di sè. Chi è per me e perchè ne parlo?
Susy non c'è più. Fabrizio mi racconta come è successo, una scelta cruda verso se stessa, più cruda ancora perchè è inspiegabile. Sono arrabbiata all’inizio, arrabbiata con la sua scelta di cercare nella psicologia l’aiuto, sono arrabbiata di non averlo saputo prima: le avrei detto: la psicanalisi è solo un altro dei punti di vista!. Ma ancora non l’avevo incontrata veramente ed ancora non avrei saputo dirle quello che lei stessa mi ha insegnato DOPO: ascolta te stessa.
Susy sceglie di essere in un altra dimensione e di comunicare con la forza dello spirito messaggi infiniti dove serve.
Sceglie di stare vicino al mare nella terra. Tutti siamo riuniti intorno a lei, alla sua famiglia. Non ricordo più nulla di quella mattina. Solo che, come dietro ad uno schermo, osservo la famiglia che sta in silenzio. Il padre in piedi guarda l'uomo che lancia terra con una pala sulla cassa di Susy che giace in fondo alla buca. L'uomo fa un mestiere, l'ultimo necessario, la terra è troppa, la sua forza non basta, il padre prende la pala, finisce il lavoro.
Che forza ci vuole per vivere questo? è una forza che non conoscevo. Il silenzio continua, in silenzio la famiglia va via.
Torno a casa perplessa: - Fabrizio, fa parte di riti e educazione che non conosco, rimanere in silenzio, non piangere, compostamente salutarsi? È forse una convenzione? Se non davanti a tanto, quando un essere umano può liberamente esplodere?-
Fabrizio non lo sa. Quanta sapienza presumo abbia Fabrizio, che ha perso suo padre e vede Giorgio, suo amico e grande insegnante, soffrire in questo modo. Fabrizio non lo sa. Era piccolo, ha imparato il dovere ed il silenzio dopo aver sofferto anni.
Non avevo esperienza del dolore di questo passaggio. Nessuno della mia famiglia tribale ci aveva lasciato da quando avevo la consapevolezza di capire. Ho conosciuto, guardando Giorgio, Silvia la loro famiglia, la RESISTENZA il SILENZIO. Ho visto impietrire i cuori. Ho imparato il valore profondo del silenzio, la sua forza.
Qualche cena da noi a Trastevere. Giorgio racconta, cerca la ragione. Noi non sappiamo la ragione. Noi sappiamo che quando succeed, dobbiamo stare insieme alle persone che soffrono. Ma qualsiasi compagnia non consola, e non aiuta a spiegare.
Il cuore di pietra del papà non riesce pian piano a sciogliersi in abbraccio, pianto racconti. Non c'era modo. Allora Susy cercò di aiutare suo padre. Susy però volle consolarlo e mandò messaggi a chi poteva sentire, dettò una lettera a chi riusciva a scrivere. La stessa lettera lasciata nel momento di uscire: - Vedi, è vero ci sono, ti posso parlare, ti spiego.-
Non so di Giorgio nei mesi che non stette con noi. Andò lontano da solo a raggiungere I posti più naturali, dove lei era più vicina. E un giorno abbracciai Fabrizio, disperato, per lui un altro papa non c’era più. Un cuore di pietra che non può più sciogliersi si spezza. è con Susy ora.
Susy ha continuato a parlare: da lei ricevo regali per Silvia. Lei è spaventata, lei non vuole sentire. Ma riesce a sentire. Riesce a ricevere i messaggi. Divento un tramite, non scelgo non vado a cercare, semplicemente I messaggi , arrivano. Ed io scopro che li posso ricevere. Sempre di più. È il regalo di Susanna per me.
Riverberi: infiniti.
Susy dice mentre scrivo: siamo uniti, siamo tutti insieme, siamo spirito, abbraccio sorriso.
Una riunione di amici da Silvia, la prima: un'amica di Susy, ha negli occhi la stessa luce, la riconosco subito, so subito che è una sua amica; il ragazzo di Susy, ha negli occhi la stessa luce.
Ho imparato da Susy a riconoscere quella luce; è un lampo di vita, dice: a questa persona tu devi parlare. L'ho capito dopo; non sono riuscita a parlare con queste persone, ho pensato che non avevo nulla da dire, che nelle convenzioni sociali di una bella riunione, non volevo dare dispiaceri. Il nome di lei era sussurrato: vedi lei era amica di Susy, lui era il suo ragazzo; ma io lo sapevo già. Ora, ancora apprendista, so che dovevo semplicemente sedermi a parlare con loro, e lei avrebbe aiutato.
A piedi nudi sui sassi io e Silvia, i bambini ed i compagni più in la, sulla spiaggia, a giocare, noi a piangere sulla punta della piccola baia. Le parole mi vengono senza pensare, escono sole, nel plesso solare leggere, salgono e semplicemente, escono. Un'amica di Susy è in sudamerica e vuole parlarle, subito, arriva una sensazione di ansia, di vuoto di malessere. Possibile sia vero?
Apprendistato a ritroso: è faticoso ritrovare la propria sensibilità ancestrale, quella sottile, animale, sensoriale e "mentale" , sforzare molto per non usare la razionalità. Razionalmente scegliere di scendere a contatto con uno spirito comune che è SEMPLICE è in tutti noi è la grande comunione di tutti gli esseri, del mondo, ma è sottile, leggera è semplice. Non ha forma ne' colore è più leggera dell'aria, è in noi; bloccata dal dolore, dai sentimenti, dal quotidiano; si trova solo stando fermi, fa viaggiare senza tempo, in un tempo istantaneo immediato. Sei con la persona che vuoi raggiungere nell'istante in cui la pensi, ovunque sia.
Era vero. Sivia, dove sono tutte le amiche, che ha lasciato Susy sulla terra che vuole raccogliamo?
Silvia raccoglie sassi a forma di cuore, silvia scrive di sassi a forma di cuore.
Mi regala la Strega di Portobello di P. Coelho. É la storia di una donna che non c’è più, parlano di lei tutti I suoi amici e dai racconti si compone l’immagine della donna, la forma visibile è complessa, da soli noi stessi non potremmo mai descriverci in così tante maniere: quante persone incontriamo nella vita, qual’è lo scambio tra noi, cosa resta di noi negli altri, cosa gli altri conservano, cosa restituiscono, quanto valore nostro c’è nell’incontro?
Pensiamo che forse Susy vuole un libro come questo, io e Silvia, cerchiamo di raccoglierne I pezzi, tra gli amici, per poterli poi ricomporre.
Non ci riusciamo; ci sono tante cose ad impedirlo. Silvia scrive in una raccolta di racconti sui “cuori di pietra” . Penso non sia la strada. Ma sono contenta perchè Silvia finalmente, scrive. Un pezzettino si scioglie. Ma non è la strada. Non è questa. I racconti sono belli, emozionanti, avverto tra le righe delle due storie piccoli puzzle di Giorgio, piccoli di Susy, di Silvia. Si apre un po’, Silvia.
Una riunione con gli amici di Susy. Incontro l’amica sudamericana, aveva perduto l’anello che Susy le aveva regalato, per questo l’avevamo sentita così dispiaciuta, quel giorno sulla spiaggia; bella luce anche lei negli occhi.
Ma quella sera c’è Simona, la piccola sorellina, la sorella piccola. Di Simona avevo percepito la stessa inquietudine di Susy, lo stesso stare ma non stare, la mobilità interiore, la ricerca, ma più fragile, nervosa, giovane. Ma di Simona il giorno del funerale avevo visto il pianto, gli occhi rossi. Simona è piccola. Era piccola.
Simona non parla con Silvia. Di lei c’è poco tra me e Silvia. Si avvicina quella sera, io sono sola, sono contenta che sia arrivata e vorrei stare sola con lei, ore. C’è molto da dire. Siamo vicine c’è molto da ascoltare. Un tavolo apparecchiato, contos de foghile, le storie, gli episodi di Susanna, le cose che non sa e che io non so.
Una che nessuno sa è che dopo I messaggi, non so perchè, li dimentico. Apprendistato.
Parliamo tantissimo. Poi arriva il suo compagno, che è trasparente, pulito, aperto affettuoso. Chiacchieriamo di viaggi e Sardegna.
Simona poi, sparisce. Ed io sono perplessa, non capisco. Ma penso che anche lei fa il suo percorso la sua strada. Io nel mio, intanto imparo la lezione più drammatica, perchè perdo Davide, un mio amico fraterno e mio padre su questa terra. Mio padre lo accompagno per mano mentre muore, tenendogli la mano.
Che cos’è il dolore? Ora provo a descrivere: è un sasso e sta fermo immobile di granito tra la parte morbida del mio stomaco e lo sterno. Sta al centro della fronte, tra le sopracciglia e dietro alla nuca, in agguato. E freddo e duro come pietra e non si muove. Così si scatena costante e fermo. Fermo. Silenzioso. Solo il silenzio riesce a contenerlo.
Ma non ti fa vivere. Se vuoi sopravvivere e ritrovare l’energia sottile, quella vitale ci devi convivere, lo devi accarezzare, lo devi descrivere e devi farti aiutare con le carezze, con le parole, con l’aiuto delle altre persone che ti vogliono bene o che comunque hanno la sensibilità per capire e la capacità di scambio.
Darsi la mano, parlare, passare anche tempo insieme in silenzio, raccontare è la medicina, aiutare gli altri a raccontare è il modo di polverizzare il sasso, il duro dentro, il freddo, sciogliere il marmo per farlo diventare una polverina sottile che pian piano lasci il posto alla bolla d’aria che serve, dentro di noi, ad accogliere l’amore che, nella dimensione altra, nutre ancora il resto della nostra vita.
Simona riappare una sera, con una telefonata bellissima: dice che non è sparita, ha continuato a camminare, ha sognato di Silvia e Susanna, vuole parlare con Silvia. Simona ha scoperto il buddismo, uno dei riverberi di Susy in un libro, ora di suo di Simona, vitale.
Mi dice che ha trovato un cuore di pietra, ed uno piccolo mangiando con il suo amore spaghetti allo scoglio – guarda che buffo, I messaggi arrivano da piccole cose, quasi volgari come una cozza minima, che aprendosi forma due ali d’angelo, un cuore! Lo regalo a mia madre? Lo regalo a Silvia? –
Sono un apprendista, tutti lo siamo. Apprendisti e maestri. Ogni persona lo è.
Ed io più di tutti non capisco mai niente. Ci metto tantissimo per capire un simbolo.
Ed allora uso un trucchetto: I navigatori della Strada sono gli appunti, bisogna scrivere appunti sui piccoli simboli per capire cosa vogliono dire.
Ecco Silvia, ieri chiedevi:- ma non ci sono messaggi? –
Ecco il messaggio Silvia: trovate cuori di pietra perchè dovete aiutare le persone a scioglierli, cominciando da voi due ed a raggio, ne siete capaci ed avete un grande Aiuto, anche tutti quelli che la Vita vi fa incontrare.
Beh, una sono io,
Così, vi voglio bene.
Marina - MaraLuna

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