martedì 20 aprile 2010

giuliana agrò racconta

Ciao Susy,

sono qui e ti scrivo come se non fosse passato tanto tempo.

Ricordo i giorni del liceo che abbiamo trascorso insieme. Tu portavi sempre una ventata di allegria e sicurezza. A me davi questa bella sensazione: mi trasmettevi forza e positività. Gli altri mi vedevano un po’ aggressiva, tu invece avevi avvertito la mia fragilità ed istintivamente ti veniva da sostenermi .Giuro che non ricordo una volta che abbiamo litigato, allora sicuramente penso fosse merito tuo, del tuo carattere,visto che il mio era così fumantino .

Ricordo che la prima volta che ci siamo conosciute è stato durante una partita di pallavolo all’Ippolito Nievo,eravamo avversarie, tu probabilmente avevi vinto la partita, ma come se niente fosse, senza farlo pesare, sei venuta verso di me e mi hai stretto la mano dicendomi – Ciao, sono Susanna!-. Da quella volta siamo rimaste amiche sempre, un’amicizia spontanea, naturale, che c’era comunque, anche se passavamo del tempo ( come quando è finito il liceo) senza vederci.

Non volevo mai sfigurare con te, mi colpiva la tua capacità di capirmi e di entrare subito in sintonia con me.

Ricordo i mille colori che usavi in estate,ti compravi sempre dei vestiti un sacco carini ed anche dei costumi da bagno a fiorellini o a righine sfiziosissimi che sulla tua abbronzatura e i tuoi occhi celesti erano perfetti. Non per niente tutti i ragazzi erano pazzi di te, e non lo dico per piaggeria, ma perché è vero. Avevi qualcosa che li catturava al di là della bellezza che pure avevi,e che li faceva pendere dalle tue labbra. Penso fosse proprio quel tuo essere spontanea e quel tuo amare la vita con un’energia e ed uno slancio che erano rari da trovare in altre persone. Io stavo lì a guardarti, catturata anch’io dalla tua simpatia e vitalità infinita. Come durante una settimana bianca,eravamo tutti in pullman e stavamo tornando in albergo; ad un certo punto ci deve essere stato un guasto o qualcosa di simile fatto sta che l’autista si è fermato sul ciglio di una strada innevata a fare una telefonata,tutti noi dentro più o meno a lamentarci dell’accaduto; stavo anch’io considerando la situazione , ma poi mi giro verso il finestrino e vedo te, Diego Lemme ed altri ragazzi maschi che stavate giocando a palle di neve .Sarei stata ore a guardarti: era uno spettacolo, perché tenevi testa a tutti quei maschi scatenati che cercavano di colpirti con le loro palle di neve, era una lotta divertente e fuori programma, dopo una giornata intera passata a sciare, tu giocavi con spontaneità ed allegria non preoccupandoti di cose che avrebbero messo in crisi parecchie componenti del nostro sesso tipo sgualcirsi, rovinarsi il trucco i capelli e così via . No, a te in quel momento interessava giocare con Diego e gli altri ad armi pari, ed era questo , credo , che più li attraeva in te.

A scuola ci divertivamo tanto insieme,io ogni mattina capivo al volo il tuo umore ogni qualvolta entravi in classe. Incedevi altera, ma eri la mia Susy e per lo più eri sempre di buon umore. Solo una volta ricordo di aver capito che c’era qualcosa che non andava ed era per il tuo fidanzato, come poi mi avevi raccontato.

Di solito però eravamo spensierate, arrivavamo nel cortile del Mameli con i nostri moto Morini ( io l’avevo comprato come il tuo ) li legavamo con la catena come si faceva a quei tempi, e poi seguivamo le lezioni piacevolmente. Ricordi quante risate ci faceva fare il Professor Campus? Ci piaceva tanto, ammiravamo tanto il suo sconfinato amore per Dante Alighieri,ma noi vedevamo anche il suo lato buffo, di professore tra le nuvole che ogni tanto si astraeva un po’ da noi. E poi prima avevamo avuto anche la Cavallari che era severa e che ci faceva studiare un sacco. Ci ha rimandate un anno , ricordo una lettera che tu mi mandasti da Porto Santo Stefano ed in cui mi dicevi che stavi studiando molto per il tuo esame di riparazione .Ma tu prendevi tutto bene,e facevi tutto con entusiasmo. Oltretutto ricordo che nello studio tu, come anche le tue sorelle, eri molto seria e ti ci dedicavi volentieri. Di solito all’uscita da scuola prendevamo i nostri motorini e tornavamo a casa per poi rivederci il pomeriggio. Una mattina invece, non ricordo bene perché, ma Federico Bonato ci aveva prestato il suo piccolissimo motorino per farci tornare a casa insieme. Non ricordo di che marca fosse, ma non era né un boxer né una vespa né un ciao, no ,era una marca molto meno comune che aveva fatto questo modello piccolissimo in cui noi siamo riuscite a montare su insieme ( tu davanti ed io dietro) ed a sfrecciare verso Piazza Pitagora. Io mi reggevo forte a te ,ma non avevo paura ( quella mi è venuta con gli anni purtroppo). Arrivate su al semaforo ti sei girata verso di me e mi hai detto -Ammazza pista ‘sto zanzarino!- e abbiamo cominciato a ridere come due pazze e mi sa che abbiamo smesso solo verso via Ristori dove io abitavo. Tu eri così trovavi sempre la battuta giusta al momento giusto .Eri irresistibile!Ridevamo tanto insieme, anche per piccole cose come questa eravamo spensierate, eravamo felici. Tu eri sempre gentile con tutti, solo con la tua mamma avevo notato ti scontravi spesso e adesso che sono mamma anch’io di un bambino che mi sfida spesso,, ho la presunzione di aver capito il perché; l’amavi troppo e non potevi fare a meno di lei tu che sei sempre stata così uno spirito libero. Sono sicura che tua mamma lo sa, ma anch’io che sono tua amica lo so.

Un’altra volta correvamo con i motorini alla volta dell’Euclide,dove spesso andavamo a fare merenda ; io mi prendevo sempre un bignè alla crema e tu una pasta al cioccolato con pastafrolla sopra e sotto ricoperta di zucchero a velo. Siamo uscite fuori dal bar con le nostre paste in mano ed abbiamo cominciato ad assaporarle. Avevo quasi finito quando mi accorgo che mi ero sporcata di zucchero, istintivamente esclamo- Sono tutta sporca!- e tu, con aria furbetta mi guardi negli occhi e mi rispondi – Io no!- Ti guardo ed eri letteralmente cosparsa dello zucchero a velo della tua pasta al cioccolato. Abbiamo riso tantissimo, mentre cercavamo di pulirci alla bell’e meglio i golf e i pantaloni.

Abbiamo passato tanti giorni così spensierati e felici. Non so perché sto parlando proprio di questi momenti in particolare, visto che ne abbiamo passati tantissimi insieme,è che io con te mi sentivo bene, al sicuro, sapevo che non mi avresti mai messo in difficoltà, anzi , fra noi non c’era competizione, tu sapevi mettere le persone a proprio agio. Abbiamo anche fatto tanti viaggi insieme: in Grecia, all’isola del Giglio, in Puglia ad Otranto mi sembra . E tu eri sempre il mio punto di riferimento e la mia amica del cuore. Ovviamente andavamo in gruppo,spesso c’erano Marysol, Paola, Teresa, ma tu eri il mio trait-d’ union con gli altri, perché io non avevo la tua stessa facilità di avere amici e di conoscere le persone . Mi hai sempre aiutato in questo. Solo una volta è avvenuto il contrario e cioè quando tu sei diventata amica di Luigi Palumbo che era già amico di mia sorella Betta e mio. H o provato molta gioia per questo, e quando stavamo tutti insieme sentivo tanto amore intorno a noi.

Siamo state insieme a Porto Santo Stefano nell’82 quando l’Italia ha vinto i mondiali. Avevamo seguito tutte le partite insieme a Roma,ma per la semifinale Italia Brasile eravamo in Toscana, io ospite da te, ed abbiamo fatto il tifo da un bar del porto insieme a tante altre persone e ricordo che era stato molto divertente. Sventolavamo la bandiera e poi correvamo con i motorini a festeggiare.

Insieme abbiamo vissuto anche la notte prima degli esami di maturità. Avevamo gli orali insieme perché era uscita la lettera “b” e noi siamo state interrogate negli ultimi giorni. Tu quella notte hai dormito a casa mia : eri tranquilla, sicura, come al tuo solito. Io ti guardavo e cercavo in te la calma necessaria per affrontare il giorno seguente. Abbiamo chiacchierato di tante cose, abbiamo riso e scherzato…come mi manca quella spensieratezza che vivevamo insieme! Sapevamo che il giorno dopo sarebbe stato un giorno importante, ma noi abbiamo fatto passare pian piano quelle ore con serenità, senza angoscia, perché eravamo insieme.

Ti sogno spesso Susy e sogno di quel giorno che nessuno di noi che stiamo qui a scriverti,a pensarti,a portarti nel cuore avrebbe mai voluto vivere. Sogno, come tutti noi avremmo voluto, di tenderti una mano e di fermarti prima di quel momento di follia che ti è costato e ci è costato così caro. Poi sogno che non è successo niente, che ci hai fatto uno scherzo a tutti e che sei su un’isola a goderti il sole e il mare, e questo lo sogno spesso. E’ un sogno vivo, reale, che confondo con la realtà al mio risveglio, che mi fa dubitare che tu non sia qui in questo momento con noi. E poi se fosse davvero così? Se lo spazio e il tempo non fossero che rigide convenzioni inutili? Allora potremmo riunire tutte le nostre vite e tornare a ridere e scherzare con tutte le persone che ci vogliono bene. Si, il tempo è una convenzione stupida, e come mi hai insegnato tu, io non credo alle convenzioni, non mi piego a loro e sono qui con te in questo momento, finalmente libera di volere bene a chi mi vuole bene, al di là del tempo. Ciao Susy. La tua Giuli

giovanni miraldi " brusco"

Purtroppo ho una pessima memoria, ma in 36 anni di vita ricordo benissimo di aver detto ad una sola ragazza che un giorno ci saremmo sposati. Quella ragazza era Susanna. Ora lasciate perdere il fatto che quando l’ho detto avrò avuto 5 o 6 anni. E per un attimo dimenticate i nostri preconcetti etnocentrici che rendono impossibile un matrimonio tra bambini: in quante culture infatti le unioni vengono prestabilite addirittura prima della nascita? Trascurate poi il dettaglio che lei all’epoca fosse la mia babysitter “vicaria” e che avesse qualche anno più di me. Dove sta scritto insomma che una dichiarazione d’amore, solo perché fatta da un bambino, non sia degna di esser presa in considerazione?

Sposarsi è una cosa seria! Persino un moccioso sa che significa per tutta la vita!

Voi direte che non poteva certo essere amore. Scettici! Caproni, vi siete scordati di cosa provavate prima di esser traviati da paure, sofferenze e apatia che come l’acne puerile sopraggiungono puntualmente al varco dell’adolescenza!

Vi assicuro che era proprio amore. E non solo per via dei capelli lunghi e del sorriso, degli occhi pieni di vita e per la sua grazia complessiva, ma anche per le attenzioni che mi dedicava. Quelle attenzioni che difficilmente i grandi, gli adulti certo, ma anche i ragazzini più grandi anche solo di qualche anno, dedicano ai mocciosi.

Ed era un amore corrisposto! O almeno mi piace sguazzare in questa illusione.

Ora scusate ma sopraggiunge il vuoto, il buio assoluto! Vi ho avvisato, ho una pessima memoria. Qua e la recupero immagini di noi due, al mare dalle parti di Porto Santo Stefano, in Sardegna, poi in montagna, probabilmente in Trentino, a casa mia, a casa sua…e i genitori sempre in mezzo ai piedi.

Ancora uno sforzo ma niente. Sono spiacente, scusate se vi ho tirato dentro una storia che finisce così, in un burrone.

Mi scervello nel tentativo di ricordare ma credetemi non so proprio cosa sia successo dopo.

Cosa è andato storto tra noi? Perché non ha funzionato? Eppure è strano, di solito in amore ci si ricorda molto meglio del perché ci si lasci piuttosto che del perché ci si innamori. La fine ha sempre la meglio sull’inizio. Di quell’amore invece non ricordo la fine. Forse i miei trovarono un’altra babysitter, forse crescendo, si sa, le ragazze tendono ad innamorarsi dei ragazzi più grandi e Susanna mi ha mollato per uno tipo Simon Le Bon dei Duran Duran che tanti cuori adolescenti ha infranto negli anni ‘80, forse i nostri genitori litigarono e si opposero come i Montecchi e i Capuleti. Fatto sta che di quell’amore ho perso le tracce. Tuttavia deve esserci una parte del cervello che ricorda anche senza appoggiarsi alla memoria, un po’ come funziona per gli odori, i sapori, la musica. Si tratta di ricordi offuscati ma che hanno radici profonde, che dal cervello affondano direttamente nel cuore dell’essere umano. Così, negli anni che seguirono, sono cresciuto conservando un ricordo di Susanna costruito con le sensazioni più che con le immagini.

Passarono gli anni, circa una decina direi…a memoria, quindi scuserete la scarsa precisione.

Saltuariamente ricevevo notizie di seconda mano relative a Susanna, tramite mia madre o qualche altro parente. Ricordo che studiava all’Isef e poco altro. All’epoca, avrò avuto 15 anni, giocavo a tennis e mi allenavo tre volte a settimana in un circolo di viale Tiziano. Prima di cominciare con la racchetta, svolgevamo, io e gli altri ragazzini, circa mezz’ora di riscaldamento e preparazione fisica. Un giorno, giunto al circolo, il Maestro di tennis ci presentò colei che per qualche settimana avrebbe sostituito la nostra preparatrice atletica…avrete già capito. Era Susanna! Mi fece un immenso piacere rivederla, certo cresciuta e cambiata dopo 2 lustri ma con gli stessi capelli, lo stesso sorriso e gli stessi occhi. Ovviamente erano successe troppe cose per poter ambire nuovamente alla sua mano, tuttavia avvertii chiaramente un affetto radicato da qualche parte nel profondo del mio essere.

Poi niente, ancora vuoto, poi, di colpo, il dolore! Quell’affetto oggi riemerge ogni volta che penso a Susanna e non lo baratterei mai con dei ricordi nitidi, precisi, fastidiosamente affidabili! La miopia in fatto di memoria, come accade per la vista, affina le altre vie della percezione e quando si tratta di sentimenti, solo facendo convergere tutti i sensi si riesce veramente a ritrovare qualcosa di coloro che abbiamo amato.

marina bertozzi racconta

Susy ha voluto rimanere vicino al mare. Io sono vicino al mare sempre. Mi sento Mare.
non conoscevo bene Susy. So che aveva gli unici occhi carta da zucchero che avessi mai visto. Di lei ho l'immagine piccola, dietro quella di suo padre, un grande navigatore, con la valigia sempre pronta. Un marinaio di terra con racconti da marinaio, quelli che in Sardegna chiamano “contos de foghile”, quelli che ascolti davanti alla tavola da sparecchiare con le lische di pesce ripulite per bene, come lui ci ha insegnato a fare. Racconti di resistenza umana. Racconti di un uomo vivo.
Susy ha un sorriso aperto, tanto simile a suo padre, i capelli forti con fili piccoli rossi. La pelle dorata. E gli occhi grandi pervinca. E’ con la tuta da ginnastica, è tornata dal lavoro in un albergo sulla neve, ha tanto da fare, parla poco, la vedo dall'alto, sembro più alta, la inquadro come in una foto, guardandole la frangia dei capelli scomposti. E’ libera, è insofferente, non è in nessun posto, sembra sempre stia scappando, eppure in quel momento l'ho fermata, è cristallizzata. Cerca lavoro, ma non saprei che lavoro farle fare, è alla ricerca di qualcosa, penso : - ma dove vuole andare? Perchè non sceglie una strada sola? È inquietante, non riesco a parlarle, mi spaventa Susy, quello che potrei dirle so che sarebbe interessante solo per pochi minuti, non ho quello che cerca.
Susy è andata via, un giorno, regalando a tutti anche a chi come me si trova nel cerchio più lontano da lei, immagini infinite di sè. Chi è per me e perchè ne parlo?
Susy non c'è più. Fabrizio mi racconta come è successo, una scelta cruda verso se stessa, più cruda ancora perchè è inspiegabile. Sono arrabbiata all’inizio, arrabbiata con la sua scelta di cercare nella psicologia l’aiuto, sono arrabbiata di non averlo saputo prima: le avrei detto: la psicanalisi è solo un altro dei punti di vista!. Ma ancora non l’avevo incontrata veramente ed ancora non avrei saputo dirle quello che lei stessa mi ha insegnato DOPO: ascolta te stessa.
Susy sceglie di essere in un altra dimensione e di comunicare con la forza dello spirito messaggi infiniti dove serve.
Sceglie di stare vicino al mare nella terra. Tutti siamo riuniti intorno a lei, alla sua famiglia. Non ricordo più nulla di quella mattina. Solo che, come dietro ad uno schermo, osservo la famiglia che sta in silenzio. Il padre in piedi guarda l'uomo che lancia terra con una pala sulla cassa di Susy che giace in fondo alla buca. L'uomo fa un mestiere, l'ultimo necessario, la terra è troppa, la sua forza non basta, il padre prende la pala, finisce il lavoro.
Che forza ci vuole per vivere questo? è una forza che non conoscevo. Il silenzio continua, in silenzio la famiglia va via.
Torno a casa perplessa: - Fabrizio, fa parte di riti e educazione che non conosco, rimanere in silenzio, non piangere, compostamente salutarsi? È forse una convenzione? Se non davanti a tanto, quando un essere umano può liberamente esplodere?-
Fabrizio non lo sa. Quanta sapienza presumo abbia Fabrizio, che ha perso suo padre e vede Giorgio, suo amico e grande insegnante, soffrire in questo modo. Fabrizio non lo sa. Era piccolo, ha imparato il dovere ed il silenzio dopo aver sofferto anni.
Non avevo esperienza del dolore di questo passaggio. Nessuno della mia famiglia tribale ci aveva lasciato da quando avevo la consapevolezza di capire. Ho conosciuto, guardando Giorgio, Silvia la loro famiglia, la RESISTENZA il SILENZIO. Ho visto impietrire i cuori. Ho imparato il valore profondo del silenzio, la sua forza.
Qualche cena da noi a Trastevere. Giorgio racconta, cerca la ragione. Noi non sappiamo la ragione. Noi sappiamo che quando succeed, dobbiamo stare insieme alle persone che soffrono. Ma qualsiasi compagnia non consola, e non aiuta a spiegare.
Il cuore di pietra del papà non riesce pian piano a sciogliersi in abbraccio, pianto racconti. Non c'era modo. Allora Susy cercò di aiutare suo padre. Susy però volle consolarlo e mandò messaggi a chi poteva sentire, dettò una lettera a chi riusciva a scrivere. La stessa lettera lasciata nel momento di uscire: - Vedi, è vero ci sono, ti posso parlare, ti spiego.-
Non so di Giorgio nei mesi che non stette con noi. Andò lontano da solo a raggiungere I posti più naturali, dove lei era più vicina. E un giorno abbracciai Fabrizio, disperato, per lui un altro papa non c’era più. Un cuore di pietra che non può più sciogliersi si spezza. è con Susy ora.
Susy ha continuato a parlare: da lei ricevo regali per Silvia. Lei è spaventata, lei non vuole sentire. Ma riesce a sentire. Riesce a ricevere i messaggi. Divento un tramite, non scelgo non vado a cercare, semplicemente I messaggi , arrivano. Ed io scopro che li posso ricevere. Sempre di più. È il regalo di Susanna per me.
Riverberi: infiniti.
Susy dice mentre scrivo: siamo uniti, siamo tutti insieme, siamo spirito, abbraccio sorriso.
Una riunione di amici da Silvia, la prima: un'amica di Susy, ha negli occhi la stessa luce, la riconosco subito, so subito che è una sua amica; il ragazzo di Susy, ha negli occhi la stessa luce.
Ho imparato da Susy a riconoscere quella luce; è un lampo di vita, dice: a questa persona tu devi parlare. L'ho capito dopo; non sono riuscita a parlare con queste persone, ho pensato che non avevo nulla da dire, che nelle convenzioni sociali di una bella riunione, non volevo dare dispiaceri. Il nome di lei era sussurrato: vedi lei era amica di Susy, lui era il suo ragazzo; ma io lo sapevo già. Ora, ancora apprendista, so che dovevo semplicemente sedermi a parlare con loro, e lei avrebbe aiutato.
A piedi nudi sui sassi io e Silvia, i bambini ed i compagni più in la, sulla spiaggia, a giocare, noi a piangere sulla punta della piccola baia. Le parole mi vengono senza pensare, escono sole, nel plesso solare leggere, salgono e semplicemente, escono. Un'amica di Susy è in sudamerica e vuole parlarle, subito, arriva una sensazione di ansia, di vuoto di malessere. Possibile sia vero?
Apprendistato a ritroso: è faticoso ritrovare la propria sensibilità ancestrale, quella sottile, animale, sensoriale e "mentale" , sforzare molto per non usare la razionalità. Razionalmente scegliere di scendere a contatto con uno spirito comune che è SEMPLICE è in tutti noi è la grande comunione di tutti gli esseri, del mondo, ma è sottile, leggera è semplice. Non ha forma ne' colore è più leggera dell'aria, è in noi; bloccata dal dolore, dai sentimenti, dal quotidiano; si trova solo stando fermi, fa viaggiare senza tempo, in un tempo istantaneo immediato. Sei con la persona che vuoi raggiungere nell'istante in cui la pensi, ovunque sia.
Era vero. Sivia, dove sono tutte le amiche, che ha lasciato Susy sulla terra che vuole raccogliamo?
Silvia raccoglie sassi a forma di cuore, silvia scrive di sassi a forma di cuore.
Mi regala la Strega di Portobello di P. Coelho. É la storia di una donna che non c’è più, parlano di lei tutti I suoi amici e dai racconti si compone l’immagine della donna, la forma visibile è complessa, da soli noi stessi non potremmo mai descriverci in così tante maniere: quante persone incontriamo nella vita, qual’è lo scambio tra noi, cosa resta di noi negli altri, cosa gli altri conservano, cosa restituiscono, quanto valore nostro c’è nell’incontro?
Pensiamo che forse Susy vuole un libro come questo, io e Silvia, cerchiamo di raccoglierne I pezzi, tra gli amici, per poterli poi ricomporre.
Non ci riusciamo; ci sono tante cose ad impedirlo. Silvia scrive in una raccolta di racconti sui “cuori di pietra” . Penso non sia la strada. Ma sono contenta perchè Silvia finalmente, scrive. Un pezzettino si scioglie. Ma non è la strada. Non è questa. I racconti sono belli, emozionanti, avverto tra le righe delle due storie piccoli puzzle di Giorgio, piccoli di Susy, di Silvia. Si apre un po’, Silvia.
Una riunione con gli amici di Susy. Incontro l’amica sudamericana, aveva perduto l’anello che Susy le aveva regalato, per questo l’avevamo sentita così dispiaciuta, quel giorno sulla spiaggia; bella luce anche lei negli occhi.
Ma quella sera c’è Simona, la piccola sorellina, la sorella piccola. Di Simona avevo percepito la stessa inquietudine di Susy, lo stesso stare ma non stare, la mobilità interiore, la ricerca, ma più fragile, nervosa, giovane. Ma di Simona il giorno del funerale avevo visto il pianto, gli occhi rossi. Simona è piccola. Era piccola.
Simona non parla con Silvia. Di lei c’è poco tra me e Silvia. Si avvicina quella sera, io sono sola, sono contenta che sia arrivata e vorrei stare sola con lei, ore. C’è molto da dire. Siamo vicine c’è molto da ascoltare. Un tavolo apparecchiato, contos de foghile, le storie, gli episodi di Susanna, le cose che non sa e che io non so.
Una che nessuno sa è che dopo I messaggi, non so perchè, li dimentico. Apprendistato.
Parliamo tantissimo. Poi arriva il suo compagno, che è trasparente, pulito, aperto affettuoso. Chiacchieriamo di viaggi e Sardegna.
Simona poi, sparisce. Ed io sono perplessa, non capisco. Ma penso che anche lei fa il suo percorso la sua strada. Io nel mio, intanto imparo la lezione più drammatica, perchè perdo Davide, un mio amico fraterno e mio padre su questa terra. Mio padre lo accompagno per mano mentre muore, tenendogli la mano.
Che cos’è il dolore? Ora provo a descrivere: è un sasso e sta fermo immobile di granito tra la parte morbida del mio stomaco e lo sterno. Sta al centro della fronte, tra le sopracciglia e dietro alla nuca, in agguato. E freddo e duro come pietra e non si muove. Così si scatena costante e fermo. Fermo. Silenzioso. Solo il silenzio riesce a contenerlo.
Ma non ti fa vivere. Se vuoi sopravvivere e ritrovare l’energia sottile, quella vitale ci devi convivere, lo devi accarezzare, lo devi descrivere e devi farti aiutare con le carezze, con le parole, con l’aiuto delle altre persone che ti vogliono bene o che comunque hanno la sensibilità per capire e la capacità di scambio.
Darsi la mano, parlare, passare anche tempo insieme in silenzio, raccontare è la medicina, aiutare gli altri a raccontare è il modo di polverizzare il sasso, il duro dentro, il freddo, sciogliere il marmo per farlo diventare una polverina sottile che pian piano lasci il posto alla bolla d’aria che serve, dentro di noi, ad accogliere l’amore che, nella dimensione altra, nutre ancora il resto della nostra vita.
Simona riappare una sera, con una telefonata bellissima: dice che non è sparita, ha continuato a camminare, ha sognato di Silvia e Susanna, vuole parlare con Silvia. Simona ha scoperto il buddismo, uno dei riverberi di Susy in un libro, ora di suo di Simona, vitale.
Mi dice che ha trovato un cuore di pietra, ed uno piccolo mangiando con il suo amore spaghetti allo scoglio – guarda che buffo, I messaggi arrivano da piccole cose, quasi volgari come una cozza minima, che aprendosi forma due ali d’angelo, un cuore! Lo regalo a mia madre? Lo regalo a Silvia? –
Sono un apprendista, tutti lo siamo. Apprendisti e maestri. Ogni persona lo è.
Ed io più di tutti non capisco mai niente. Ci metto tantissimo per capire un simbolo.
Ed allora uso un trucchetto: I navigatori della Strada sono gli appunti, bisogna scrivere appunti sui piccoli simboli per capire cosa vogliono dire.
Ecco Silvia, ieri chiedevi:- ma non ci sono messaggi? –
Ecco il messaggio Silvia: trovate cuori di pietra perchè dovete aiutare le persone a scioglierli, cominciando da voi due ed a raggio, ne siete capaci ed avete un grande Aiuto, anche tutti quelli che la Vita vi fa incontrare.
Beh, una sono io,
Così, vi voglio bene.
Marina - MaraLuna

simona racconta

Ho tantissimi ricordi di mia sorella Susanna e non riesco a trovarne uno in particolare da raccontare.
Tanti flash mi affollano la mente e mi fanno rivivere la sua ironia, la sua dolcezza, la sua simpatia.
Una sorella, ma anche un’amica, con la quale ho condiviso momenti indimenticabili.

Susy frequentava l’ISEF e si era da poco trasferita per un po’ da zia Bianca, che viveva da sola, dopo la morte di nonna.
Il nostro cane Clè credo facesse la spola, come lei, tra la casa di via Serpieri e la casa di viale Parioli.
La mia amica Livia veniva spesso a dormire da noi, nel letto di Susy, perché in quel periodo uscivamo molto la sera. Era ormai di casa ed era stata classificata dalle mie sorelle come la quarta sorella.
Una sera eravamo andate a pattinare a Mentana e Livia, anche per colpa mia, si lussò una scapola.
Il giorno dopo Susy venne a trovarci e le raccontammo l’accaduto: Livia era buffissima, al Pronto Soccorso le avevano fasciato entrambe le spalle ad una lunga stecca, le braccia aperte, e sembrava un aeroplano.
Susy, la mattina dopo, ci fece trovare un biglietto - che ancora conservo – su cui c’era scritto:
Carissime Livietta e Simoncina (alias Olivia e Braccio di Ferro), domani mattina alle ore 9.00 dovete essere in tuta da ginnastica e scarpette, scattanti ed energiche, a Villa Glori con Clè.
Fate almeno 8 giri completi, così Clè corre un pochino e voi smaltite un po’ di culetto senza lussarvi la scapolina!!
Ciao Scapolone!! Simpatica eh!! Notte Susy
Era il periodo in cui Susy era fidanzata con Maurizio Coconi… eravamo, io e lei, sulla 500 beige di Maurizio e Susy guidava tranquilla lungo Viale Maresciallo Pilsudsky.
Ricordo che era una bellissima giornata primaverile e io le stavo raccontando una barzelletta: si mise a ridere alla sua maniera, che definiva “risata grassa”, con le lacrime agli occhi, sbandando lungo tutto il viale.
Per fortuna c’erano poche macchine e tutto finì con delle “grasse risate”.
Era sempre il periodo delle “risate grasse”, non mi ricordo cosa scatenò il tutto, ma non dimenticherò mai Susanna, sdraiata sul cofano di una macchina parcheggiata a Viale Parioli, avvolta in un grosso montone - sembrava un orso – che rideva a crepapelle.
E quella volta che parcheggiammo il motorino sul Lungotevere, ci affacciammo a vedere il fiume e continuammo a piedi per Via dei Pettinari alla ricerca di un paio di scarpe?
Al ritorno, distratte come spesso eravamo, cercammo come matte il motorino per quasi un’ora, nella speranza di orientarci guardando in continuazione il flusso del fiume. Ormai stanche, ridevamo e scherzavamo sulla nostra distrazione: a vederci sembravamo due ubriacone.
Ricordo con grande affetto una passeggiata assieme per Via dei Giubbonari. In quel periodo mi ero fissata con la dieta ed ero esageratamente magra, Susy, con molto tatto, preoccupata per la mia salute, mi convinse ad abbandonare la dieta, facendomi capire i rischi ai quali sarei potuta andare incontro.
Ho voluto raccontare questa Susy. Ma Susy ovviamente era una persona molto più complessa, con tanti momenti alti, e purtroppo anche con tanti bassi e una profonda spiritualità, che non vorrei mai dimenticare.

alessandra stevanin racconta

Susanna…
Mi è stato chiesto di scrivere qualcosa su di lei..non mi viene facile…non sono mai stata troppo brava a scrivere, eppure c’è tanto di lei dentro di me e così provo ad affidarmi ai miei sensi..lascio che affiorino sensazioni e ricordi…
Susanna. Per me è liquerizia
Quella nera, amara, nelle bustine morbide della Tabù. Ho preparato parecchi esami all’ ISEF con Susi e insieme alle immancabili ansia e strizza c’erano loro: le liquerizie. Ne mangiavamo a tonnellate, tanto che il mio dentista mi chiese, durante un controllo, se avessi cominciato a fumare. Mi ricordo un esame in particolare, fisiologia, che richiese parecchie dosi di droga nera…studiavamo da matte, sognando cosa avremmo fatto dopo l’esame…alcool droga(vera) e sesso sfrenato…
L’esame andò benissimo; io presi 28, mentre lei naturalmente 30…ma ci ritrovammo spompate e senza energia e andammo a letto alle dieci ognuno a casa sua…
Susanna. Per me è lana
Quella un po’ pelosa…e melange
Lei come me adorava sferruzzare golf o sciarpe ovunque. Un giorno mia madre mi comprò una lana molto carina che piacque molto anche a Susi, così mia mamma la comprò anche a lei . Mia madre adorava Susanna, non so perché, ma è sempre stata la ‘sua’ mia amica preferita, forse perché viveva situazioni simili a noi, che per circostanze della vita ci siamo trovate “ signore” ma senza soldi, in un mondo di più che benestanti, prendendo la vita con dignità e orgoglio senza invidia per nessuno e con tanta ironia…
Susanna. Per me De Gregori
E un concerto che vedemmo insieme..lei ebbe i biglietti gratis da qualcuno e volle portarci me..forse perché ero l’unica a cui piacesse.. certo è che ora non posso sentirlo senza pensare a lei. Mi successe un fatto strano…qualche giorno dopo la sua morte
andai ad un matrimonio di cari amici fuori Roma, tornando a casa in macchina mi misi a pensare a lei...a parlare con lei..quanto le sarebbe piaciuta quella serata, quel matrimonio così diverso e allegro…per tutta risposta alla radio partì “ Alice guarda i gatti e i gatti …” la nostra canzone preferita..sarà stata una coincidenza ma a me piace pensare che fosse lei..
Susanna. Per me è “ odore di cane”
Nello specifico Cle il suo cagnolino , addormentato in mezzo ai nostri sacchi a pelo dentro la mia micro tenda canadese..i primi tempi quasi mi dava fastidio che Cle mi leccasse tutto, e poi, appunto, il suo odore in tenda..ma dopo un paio di giorni ..non ne avrei più potuto fare a meno. Ed è proprio in una tenda canadese che è nata la nostra amicizia..in Grecia.Non eravamo in tenda assieme, anzi ci conoscevamo poco, mi sono aggregata a questo gruppo di pazze così diverse da me..per farvi capire io andavo in giro con la Vanoni nelle cuffiette mentre loro ne combinavano di tutti i colori. Ma una cosa l’avevamo in comune io e lei..il nostro “ buon “ carattere, poco litigioso, e cosi dopo giorni di urla e litigi tra le altre, ci siamo guardate e abbiamo capito che saremmo state in pace solo insieme..per cui lei si è trasferita nella mia tenda.
Susanna. Per me è blu
Blu come i suoi occhi..non ne ho più visti di un colore cosi pieno, intenso.
I suoi occhi..cosi vivi e intelligenti che sembravano guardare sempre al di là…del resto Susi era così..sempre con qualche domanda più grande di noi..sull’amore la religione, la vita ola morte e magari tutto questo mentre correvamo a villa Glori..io per un po’provavo a risponderle cercando di conciliare il fiatone e il male alla milza con qualcosa di intelligente..finchè sfinita le dicevo:” A Susa…piantala..non ce la faccio filosofeggiare con la lingua a penzoloni
Susanna. Per me è… in qualche bel posto..e mi piace pensare che stia succhiando una liquerizia tabù, sferruzzando golf per tutti i Santi del Paradiso, con Cle che dorme ai suoi piedi..e lei che si guarda in giro con i suoi meravigliosi occhi blu..e sorride magari pensando a noi..ancora qui..a combattere con il lavoro lo stress il freddo o l’amore, soprattutto, che anche alla nostra età è ancora capace di straziarci….
Alessandra

gioia smargiassi racconta

Gioia Smargiassi 12 febbraio alle ore 17.29
Non so perché tra le amiche e gli amici già patentati avesse scelto proprio me…. Forse per la mia abilità al volante o perché le infondevo sicurezza…. Tant’è che ci siamo ritrovate insieme a Talenti o giù di lì per quello che sarebbe stato un insuccesso clamoroso: l’esame pratico per prendere la mitica patente di guida.
Susy al volante con l’esaminatore accanto, un funzionario della Motorizzazione perché superfiche e sicure di noi stesse non avremmo mai optato per la tradizionale scuola guida da noi altezzosamente considerata da sfigati incapaci che pagavano per passare a tutti i costi. Mi accomodai nel sedile posteriore e partimmo per la temutissima prova.
Non ricordo quanto durò la prova né le parole dell’esaminatore. Ricordo solo i “peli da paura” che Susy fece a tutte le auto parcheggiate che ebbero la sventura di essere sul nostro cammino….. Non so neanche se azzeccò la temutissima prova del parcheggio….
Ma ricordo bene la faccia dell’esaminatore durante e dopo la prova, e anche la sorpresa scocciata e altezzosa di Susy per essere stata respinta.
Non so chi l’accompagnò la volta successiva…..

Ero così felice di aver trovato un regalo originale per il compleanno di “Amica Stefy”. All’epoca per arrotondare lavoravo ogni tanto nel negozio di abiti usati di alta moda della mamma di Annalisa, un luogo magnifico pieno di abiti e accessori inaccessibili ai più. Avevo scovato una bellissima, elegantissima e preziosissima pochette di tartaruga, perfetta per l’elegantissima Amica Stefy….
E così la proposi all’attenzione delle amiche con le quali avrei condiviso il regalo: alle mie parole Susy mi guardò con sdegno saccente e con voce altisonante mi disse: Una pochette di tartaruga? Non comprerò mai un oggetto fatto uccidendo un animale e per di più una tartaruga, una tartaruga che rischia l’estinzione”. Io mi feci piccola piccola perché lo giuro, il pensiero non mi aveva neanche sfiorato. Ma Susy è sempre stata un’ambientalista ante litteram pronta a partire lancia in resta in difesa delle creature più deboli.
Comunque credo che Susy si dissociò dal regalo ma noi, ripensandoci concludemmo che ormai il danno era fatto e che a Stefy la pochette di tartaruga sarebbe piaciuta tantissimo.


L’ultimo film che ho visto con Susy è stato “Avana” diretto e interpretato con Robert Redford e Lena Olin. Eravamo al Cinema Farnese mi pare e dopo la proiezione abbiamo concluso la serata alla mitica Insalata Ricca che all’epoca era lì a discutere sulle ragioni della rivoluzione cubana. L’idea che quella sarebbe poi diventata una serata “memorabile” non mi ha neanche sfiorato….
Se lo avessi saputo forse avrei prestato più attenzione alle parole, ai gesti, e avrei cercato di memorizzare più cose… Ricordo solo noi all’Insalata Ricca dopo un bel film…

L’ultima volta che ho visto Susy è stato nella prima casa da sposata di Stefania, una casetta piccola nella quale stava quasi sempre da sola visto che Andrea era a Montecarlo. Stefy, novella sposa invitò noi amichette a cena da lei, per stare insieme, parlarci del viaggio di nozze e della sua nuova vita da”moglie”, una delle prime a fare il grande passo. Eravamo tutte incuriosite, felici di essere con lei ma Susy era inquieta, non stava bene e quella sera manifestò più volte il suo malessere anche se nessuna di noi capì fino in fondo quanto fosse profondo.
Ricordo una mia telefonata qualche giorno dopo in cui per cercare di scuoterla e tirarla su le proposi di andare a correre insieme- cosa che avevamo fatto spesso – e la sua risposta che mi gelò fu: Smargi, io non ho voglia neanche di alzarmi dal letto, figurati di andare a corre”.
Ho ripensato spesso col senno del poi a quella nostra ultima cenetta tutte insieme, a quello che ci siamo dette e non dette, a quella telefonata cercando di capire se da qualche parte forse sforzandomi di più avrei potuto intravedere quello che sarebbe poi successo da lì a poco.

Non so cosa avrebbe fatto e come sarebbe diventata Susy con gli anni e quindi non so dire le cose che non ho avuto la possibilità di vederle fare. So però le cose e le persone che avrei voluto che lei vedesse, conoscesse e vivesse con me e che sicuramente le avrebbero provocato gioia.
Mi dispiace non averla avuta accanto a me – anche solo con il pensiero, con una lettera, una telefonata, un sms o una e-mail – nei miei viaggi per il mondo, nel mio peregrinare inquieto da un paese all’altro che sicuramente lei avrebbe approvato e condiviso.
Mi dispiace che non mi abbia seguita nella mia grande avventura per mare…la scoperta dell’Oceano, di una vita diversa in barca in luoghi mitici e da noi sempre sognati….. Sono certa che mi avrebbe raggiunta almeno una volta, per condividere con me almeno un pezzetto di quella vita che sembrava scritta più per una come lei che per me…
Mi dispiace che non abbia condiviso con me la mia ultima passione, quella per lo yoga da me scoperto in tarda età e che lei praticava già da tempo. Sono certa che mi avrebbe saputo dare dei preziosi consigli e che mi avrebbe accompagnata in questo viaggio di scoperta nel quale sto muovendo timidamente i primi passi.
Mi dispiace che non abbia avuto modo di conoscere Aldo e tutto quello che ha portato nella mia vita… Sono certa che sarebbero andati d’accordo e sono strasicura che Aldo l’avrebbe annoverata tra le sue preferite….

gabriella cominotto racconta

Carissima Susanna, quando Silvia mi ha chiesto dei pensieri per il libro che voleva scrivere in ricordo di te attraverso i tuoi amici, parenti e conoscenti ho subito pensato….." ma cosa potrò mai scrivere di una persona a me tanto cara ma non abbastanza famigliare vista la grande differenza di età che c’era tra me e lei, anche se la sentivo tanto vicina a me, soprattutto per la frequentazione con la sua meravigliosa famiglia, con il grande Giorgio, con l’adorabile Viviana, con le sue deliziose sorelle.. e poi é troppo facile e diventa spesso retorica parlare delle persone che non ci sono più….. si diventa tutti buoni, tutti bravi "

Eppure appena ho letto le parole sulla foto che ho allegato ho subito pensato a te cara Susanna….tu il sole non riuscivi più a vederlo perché il sole eri tu…. tu che in ogni macchia gialla volevi vedere il tuo sole e in lui la Luce dell’amore, della fratellanza, della compassione e dell’altruismo verso il prossimo….umano o animale che sia, tu ti sei sentita oscurata dal buio dell’egoismo e dell’indifferenza umana…..tu che amavi e ami tanto la Madre terra e te ne volevi sentire una degna figlia forse umanamente l’hai sentita più matrigna che madre.
Tu non eri fatta per questo mondo…..lo amavi infinitamente, ma io credo che una parte di te, una piccola radice di te era rimasta nel terreno della Casa del Padre da dove eri partita.

Mi viene in mente un ricordo :

Io compresi quanta sofferenza, quanto mal di vivere all’improvviso era entrato in te quando venni a casa vostra, dopo che il mio adorato figlio Daniele ci aveva lasciato per un incidente di moto.
Ti chiesi come andavano le cose e subito capii che c’era qualcosa in te che si era spezzato, stranamente io che ti conoscevo come una persona allegra, solare, sportiva, attiva, quel giorno mi dicesti che non riuscivi più a sentirti in sintonia con l’umanità, che non credevi più in un futuro sereno per i giovani, in un mondo di lavoro senza più raccomandazioni e corsie preferenziali, mi raccontasti della tua grande delusione e dello sconforto per il comportamento di una persona che insieme a te lavorava in un villaggio.
Quella persona responsabile alla direzione, alla richiesta di una camera per una persona insieme ad un bambino con problemi di endicap, rispose mentendo, che al momento non erano disponibili camere.
Mi dicesti che questo fatto ti aveva fatto soffrire terribilmente perché non riuscivi a comprendere e mai avresti compreso la leggerezza e l’aridità dell’animo di fronte alle sofferenze altrui e alla negazione della compassione verso chi è più debole ma ha gli stessi diritti, anzi dovrebbe avere maggiore attenzione e amore.
Parlammo tanto quel giorno e insieme cercammo di vedere oltre il buio, di vedere anche il lato positivo della vita, e tu, con tutta la sensibilità che avevi, mi chiedesti scusa del tuo sfogo perché di fronte al nostro grande dolore per la perdita di un figlio i tuoi problemi diventavano quasi una banalità.

Ma i ricordi che ho di te cara Susi sono principalmente i più belli…..il corso sub che facesti con la nostra scuola, le gite in barca all’Argentario, le immersioni, le meravigliose settimane bianche tutti insieme e l’indimenticabile capodanno in montagna a Salice con la mia e la tua famiglia.

C’è stato anche un altro evento che ti ha legato ancora di più alla mia vita……..
Quando persi il mio Daniele, chiesti con tutte le mie forze, scongiurai il Padre Nostro di farmi ritrovare il mio adorato figlio, di darmi un segno che lui fosse ancora vivo…..non importava in che modo, nella sua immensa misericordia Lui sapeva come farmi arrivare a capire, a sentire ancora la presenza del mio amato Daniele.

SEI STATA TU CARA SUSANNA IL MESSAGGERO DI DIO…..qualche mese dopo che anche tu eri salita in cielo, un pomeriggio mentre riposavo, all’improvviso mi sono dovuta alzare e non comprendendo bene quello che mi stava accadendo, quasi in trans, ho preso una penna, un foglio di carta e mi hai quasi "obbligata" a disegnare un grande cerchio con dentro altri cinque piccoli cerchi, all’interno del quale mi hai fatto scrivere " sono Susanna…vi amo siamo ancora tutti uniti…perdonatemi se potete, sono viva……Daniele è con me …siamo felici "

Tu dolce Susi, chissà per quale misterioso disegno hai avuto un compito…. mi hai indicato la strada per ritrovare chi credevo perduto….per farti ritrovare dalla tua famiglia; da quel momento è iniziata la mia straordinaria esperienza e con la posta e i messaggi dal cielo si è riallacciato quel meraviglioso legame d’amore che mai si era spezzato con il mio adorato figlio.

Proprio quando sembrava che tutto fosse finito per sempre e che le tenebre avessero avvolto la nostra vita….ecco di nuovo la LUCE…. quel fremito…..quel cuoricino che ha ripreso a battere dentro di me….ritrovare quel figlio che credevo perduto per sempre e che invece non hanno mai cessato di vivere in me…..quel figlio che, come quando erano nel mio grembo non vedevo ma sentivo che viveva ed erano parte di me.

Daniele mi ha insegnato che non ho avuto un figlio solo per diciannove anni, nella scintilla di vita che ho acceso, quando ci ritroveremo riavrò mio figlio e sarò madre per l’ETERNITA’.
In un messaggio che mi ha inviato, ma ognuno che è orfano di una persona cara può fare suo, mi scrisse …..:

“ Chiudi gli occhi e pensami come realmente sono……

……..IO e TE uniti in un battito di ali….in un volo senza fine e senza confini….accarezzare le calme e limpide acque della immensa profondità dell’anima…..sfiorare le maestose cime facendole vibrare come corde di arpe sullo spartito dei nostri cuori, per regalare alle nostre anime la MELODIA più sublime dell’amore "

Quanta melodia bellissima è intorno a noi…..quanta fratellanza si respira nella terra dell’amore……non si può descrivere quello che i nostri occhi vedono…..è come svegliarsi all’improvviso in un magico paese……è come assistere al sorgere del sole….vedere l’alba con tutti i suoi incredibili colori….è come vedere sbocciare, per un magico incantesimo, per un tacito segnale di risveglio tutta la natura e ogni fiore, come strumento musicale vibra e si apre alla vita”


Carissima Susanna, poiché la voce di uno è la voce di ogni creatura in cielo, io sono sicura che le meravigliose parole che Daniele mi ha inviato in un altro messaggio, tu facendole tue, saresti felice di inviarle alla tua cara mamma per donarle con tutto il tuo cuore la Fede e la Fiducia in una vita oltre la vita!



“Mamma quando ti ritroverò ti riconoscerò tra tutti, mamma mi riconoscerai tra tutti e in quel meraviglioso momento ci correremo incontro e sarò come essere soli tra miliardi di persone…. sarai bellissima mia dolce mammina, sarai la più bella tra le più belle e quando ti stringerò tra le mie braccia, guardandoci negli occhi, riscopriremo il meraviglioso sentimento che ci ha uniti con tutta la Comunione e l’Estasi di vita in un canto d’amore con il SUPREMO BENE in un vortice di felicità senza mai più fine.

Mio Dio, quanto sarà magico e meraviglioso quel momento….quanto sarà bello vedere i vostri occhi lampeggianti di sola luce e felicità, quando ogni lacrima verrà cancellata….ogni dolore verrà compreso, plasmato e sublimato…..ogni ferita sarà sanata.

Trattateci da vivi, come se fossimo ancora accanto a voi, con i nostri corpi che tanto avete amato e che se poteste vedere ora, amereste molto di più, perché ora vedreste veramente in noi quei FIGLI nei quali il PADRE si è voluto identificare.”

E’ anche questo il miracolo del nostro ritorno a voi con i messaggi : “Prendervi per mano e attraverso la nostra famigliarità insegnarvi e guidarvi nella strada della buona sapienza e della sana fiducia, ma soprattutto per presentarvi e farvi conoscere in modo semplice e quasi umile la vera natura, i veri sentimenti di GESU’ della MADRE CELESTE e del PADRE che invece avete quasi sempre percepito tanto lontani e inavvicinabili” .










Con queste meravigliose parole stringo a me, in un tenero e caldo abbraccio, te dolce Susanna, la mia cara amica Viviana, Simona….. e a te adorata Silvia tutti i miei più affettuosi auguri e un grazie per il tuo libro che sono sicura porterà tanto serenità e tanta speranza, per continuare insieme a Susanna quella missione d’amore che aveva iniziato e che vuole continuare dal cielo a seminare.

Uniti a voi per la vita e oltre la vita Gabriella, Giorgio, Priscilla….e Daniele dal cielo