cara Silviuccia
ogni volta che comincio a pensare a Susi ovunque mi trovi con i miei ricordi, in settimana bianca, ad Ansedonia, a chiacchierare seduto sul tuo letto in via Serpieri, poco dopo mi ritrovo, mio malgrado, a vivere gli istanti, gli attimi subito prima della sua scomparsa. Il mio cervello è come un meccanismo che s’inceppa sempre nello stesso punto. Da qualsiasi luogo parta, ed ovunque si trovi poco dopo finisce per arrivare e fermarsi sempre nello stesso punto. Si blocca ad immaginare dei momenti che non conosco, non alla ricerca psicologica delle cause, né all’analisi o al giudizio del gesto. Non mi sentirei in grado di fare niente di tutto ciò. No, si ferma nel tentativo di costruire un ponte che mi avvicini alla sua sofferenza, per condividere il dolore immediatamente prima.
Queste parole sono per te, per spiegarti quello che ho scelto di scrivere, quello che trovi qui sotto è per Susi. Se pensi di volerlo pubblicare, lascia solamente la mia iniziale.
m.
Un attimo prima
lo sguardo si posa piano sul davanzale di marmo;
si muove in cerca di una sporgenza, una presa, un appiglio al quale afferrarsi
qualcosa, una ragione che possa sostenere tutto il peso del dolore che comprime la schiena.
Non c’è niente a cui aggrapparsi, la solitudine del vuoto davanti e dentro
anche il sole, ancora alto, taglia in due ogni possibilità
il chiarore abbagliante e il fresco dell’ombra
la morte e la vita
la sofferenza e la fine di ogni dolore
e il dolore preme come una mano amica sulle spalle.
venerdì 12 marzo 2010
martedì 9 marzo 2010
SUSANNA, TI RACCONTO...
ciao a tutti. ieri è stata una serata molto bella. con l'occasioen che cecilia vittori è in partenza per le baleari ci siamo incontrati a cena con un po' di amiche e amici per raccogliere i racconti già pronti e chiaccheirare un po' su che forma dare al libro! i contributi sono tanti e molto diversi! c'è chi ha preferito un racconto unico chi una poesia, chi ha aggiunto al racconto altri piccoli ricordi flash ! chi ha preferito seguire le tre domande chi era per te, un gesto che ricordi , cosa ti ha lasciato. ... ieri alessandra stevanin ricordava che per lei susy è liquirizia... per quante ne hanno mangiate studiando ... all'isef ... è lana per quanti golf hanno lavorato insieme ai ferri... è la prima vacanza in grecia in cui la conobbe... cecilia la interrompeva volendo dare lei l'impronta a quell'estate in cui con susy dormivano senza tenda addirittura sotto un albero al quale però avevano appeso uno specchio, con gli zaini appoggiati al tronco che facevano loro da testata del letto .... ci sono state molte risate e molti abbracci ...molti ricordi e qualche scoperta... perchè puo' capitare anche questo ...come ha commentato luca braguglia ... e qualche ricostruzione invece è riuscita solo perchè condivisa grazie alla memoria di marisol piuttosto che ai flash molto nitidi di paola marasca che la ricorda fin da piccola intenta ad accarezzare qualche animale... gioia ha cercato di ricostruire la storia di quegli amcii di susy allevatori di cani che vivevano in campagna con un pullmann come casa ...andrea stipa ha ribadito che a lui piacerebbe molto inserire nel libro delle canzoni ...marina la moglie di fabrizio con cui susanna aveva lavorato nel turismo aiutava a rielaborare le storie con tante domande ... maurizio coconi forse ha fatto i conti con quanti altri amici dovrà dividere la sua susanna ... e che arricchimento comunque potrà riceverne... eh sì, forse la fatica più grande è proprio questa condividere ... ma è anche il premio più bello ... ognuno ha la sua susy che conosce e ama, a modo suo, raccontandone un pezzetto agli altri ne riceve altri pezzetti .. tutti ugualmente pieni di affetto e il piccolo mosaico cresce... grazie a tutti di cuore, perdonate la prolissità ... anzi volgio aggiungervi un'altra cosa... nonna u come la chiamano i miei figli non parla mai di susy, bè giorni fa ha espresso il desiderio di partecipare e mi ha regalato due piccoli racconti: quasi due aneddoti su susy che la dipingono bene: uno scambio di battute con il professor montesi di greco e latino al liceo e il suo impegno di bambina nel ripulire un cagnolone adottato durante una vacanza... ciao buonanpotte a tutti e a presto, ciao silvia
luca braguglia racconta
una storia d'amore, al liceo
iniziata e finita così:
la promessa di rimanere amici
una venerazione, fatta di protezione e desiderio
un ricordo indelebile:
una foto, tu, in trasparenza
intoccabile e inarrivabile come sei sempre stata
tu, trasparente. Ma non abbastanza per leggerti dentro.
come i tuoi occhi
un blu di ghiaccio, ma di una dolcezza dolce
occhi che chiedono e respingono
quelle offerte di amore e di aiuto
che non ho saputo darti
fino a quel giorno
fino a quel bacio
fatto di quella passione
che solo poi compresi essere un addio.
l.
iniziata e finita così:
la promessa di rimanere amici
una venerazione, fatta di protezione e desiderio
un ricordo indelebile:
una foto, tu, in trasparenza
intoccabile e inarrivabile come sei sempre stata
tu, trasparente. Ma non abbastanza per leggerti dentro.
come i tuoi occhi
un blu di ghiaccio, ma di una dolcezza dolce
occhi che chiedono e respingono
quelle offerte di amore e di aiuto
che non ho saputo darti
fino a quel giorno
fino a quel bacio
fatto di quella passione
che solo poi compresi essere un addio.
l.
lunedì 8 marzo 2010
mamma viviana racconta
Susy e Buby
Quell'estate avevamo preso in affitto una villetta, a schiera, in un villaggio vicino Olbia. Quale è stata la nsotra sorpresa nell'aprire la porta, trovarvi dentro un cane, che ci venen incontro scodinzolando felice... Susy, splendente di felicità, gli impose il nome di buby e lo adottò come un figlio. Buby era bello (non certo un cane di razza), con il pelo un po' ruvido e gli occhi vivi, scrutatori.
Ben presto divenne parte integrante della nostra famiglia. Veniva con noi sulla spiaaggia, con noi in paese a fare la spesa, con noi a fare la passeggiatina serale.
Era il primo a slire sulla jeep, quando partivamo per una gita e l'ultimo a scendere.
ma Giorgio un giorno disse che non potevamo portarlo perchè andavamo a trovare degli amici. Susy rimase molto delusa ed abbracciò forte il suo Buby.
Partimmo e la gita, come al solito, fu lunga.
Susy, agitata, chiedeva "ma quando torniamo a casa?" Alla fine mamma rispose "ma perchè tanta fretta?" E lei, candida "perchè stavo elvando le zecche a Buby e non avevo ancora finito"!
Susy e il professore
In V ginnasio Susy aveva un professore di greco molto speciale: quando c'era compito in classe lui si allontanava dall'aula affinchè i ragazzi potessero copiare inidsturbati.
Per Susy aveva molta simpatia riguardo la sua intelligenza ma anche scontentezza per la sua poca voglia di studiare.
Un giorno, esasperato, disse a Susy "se continui così , dovrò bocciarti". E lei, calma "lei non boccia me, ma mia madre, perchè è lei che mi segue in greco".
Lui la guardò con quel sorriso tra fanciullesco e ironico.
Non so come fu, ma Susy fu promossa.
Quell'estate avevamo preso in affitto una villetta, a schiera, in un villaggio vicino Olbia. Quale è stata la nsotra sorpresa nell'aprire la porta, trovarvi dentro un cane, che ci venen incontro scodinzolando felice... Susy, splendente di felicità, gli impose il nome di buby e lo adottò come un figlio. Buby era bello (non certo un cane di razza), con il pelo un po' ruvido e gli occhi vivi, scrutatori.
Ben presto divenne parte integrante della nostra famiglia. Veniva con noi sulla spiaaggia, con noi in paese a fare la spesa, con noi a fare la passeggiatina serale.
Era il primo a slire sulla jeep, quando partivamo per una gita e l'ultimo a scendere.
ma Giorgio un giorno disse che non potevamo portarlo perchè andavamo a trovare degli amici. Susy rimase molto delusa ed abbracciò forte il suo Buby.
Partimmo e la gita, come al solito, fu lunga.
Susy, agitata, chiedeva "ma quando torniamo a casa?" Alla fine mamma rispose "ma perchè tanta fretta?" E lei, candida "perchè stavo elvando le zecche a Buby e non avevo ancora finito"!
Susy e il professore
In V ginnasio Susy aveva un professore di greco molto speciale: quando c'era compito in classe lui si allontanava dall'aula affinchè i ragazzi potessero copiare inidsturbati.
Per Susy aveva molta simpatia riguardo la sua intelligenza ma anche scontentezza per la sua poca voglia di studiare.
Un giorno, esasperato, disse a Susy "se continui così , dovrò bocciarti". E lei, calma "lei non boccia me, ma mia madre, perchè è lei che mi segue in greco".
Lui la guardò con quel sorriso tra fanciullesco e ironico.
Non so come fu, ma Susy fu promossa.
zia bianca racconta
Le chiavi di casa
Raggolmitolata sul divano, seguendo distrattaemnte il solito filmetto con trama insulsa e finale scontato, Bianca aspettava il ritorno di Susanna. Erano ormai le 22,30 circa quando un mugolio e un muso umido contro la sua gamba, la riportarono alla realtà. Clè agitava la coda e la guardava con i suoi occhi neri che chiedevano aiuto. "Dio mio vuole uscire".
Bianca prese il guinzaglio e le chiavi dalla borsa in fretta e chiuse con uno scatto la porta, e via per le scale.
Per fortuna la casa era al primo piano e raggiunse subito la strada appena illuminata. Faceva caldo. Clè ormai tutto felice la guardava con sollievo poteva fare i suoi bisogni! Pochi minuti ed era pronto a tornare a casa a cuccia!
Bianca prese le chiavi ma con terrore si accorse che non erano quelle di casa ma della macchina. E ora che faccio? pensò. "Aspetterò che torni Susanna" si disse sollevata.
Ad un tratto una signora del primo piano si materializzò alle sue spalle. Con sollievo Bianca e Cle' si accodarono a lei per entrare nel portone del palazzo.
"scusi ho preso le chiavi sbagliate" disse Bianca. "Vuol venire a casa mia intanto?" "No grazie, aspetto qui tanto Susanna torna presto". Bianca si sedette sulle scale e Clè la guardava con occhi meravigliati fissando la porta chiusa dell'appartamento.
"Va bene aspettiamo" disse Bianca tra sè ripensando a quella domenica mattina quando affacciata alla finestra scorse un motorino che si avvicinava con a bordo due ragazzine. Erano Susanna e Simona. Parcheggiarono e scesero dal motorino. La prima teneva in braccio qualcosa ma non si vedeva cosa fosse perchè era nascosta sotto la giacca. "No non voglio più cani - disse Bianca - portalo via". Susanna con gli occhi supplicanti "Ti prego - disse - solo due o tre giorni, poi troverò qualcuno a cui darlo. Non potevo lasciarlo, volevano buttarlo nel fiume" aggiunse con le lacrime agli occhi, "mamma non lo vuole a casa perchè c'è già un gatto, ti prego zietta, solo 2 o 3 giorni te lo prometto, ha una zampa rotta, fame e freddo, è tanto piccolo ti prego".
"va bene ma solo due giorni". Fu così che Clè entrò in casa e dopo due anni era ancora lì. Susanna lo aveva seguito dopo poco ed ora vivevano tutti e due con la zia Bianca.
Il rumore del portone fece trasalire Bianca seduta per le scale immersa nei ricordi. sono le due di notte, quanto ritarda Susy pensò. sentì l'ascensore ..no è il signore del terzo piano. Clè si era alzato, le orecchie dritte , guardava con occhi pieni di speranza. "Niente, a cuccia " disse Bianca.
Lei e Clè dietro una porta chiusa e tanti ricordi la assalgono: Susanna che mangia carote crude e melanzane arrostite, che ci saluta con un bacio quando torna, Susanna con quegli occhi incredibilmente azzurri, a volte ridenti a volte malinconici che mi racconta della sua vita, dei suoi studi, dei corsi di ginnastica. Susanna che infine sono le 4 di notte ritorna, e si meraviglia di trovarci lì, si scusa, ci chiede perdono e ci dà un bacio.
"non fa niente, non importa, non avevamo sonno" dice Bianca "l'importante è che tu sia tornata da noi, sana e salva".
Clè impazzito di gioia salta addosso a Susanna e la riempie di ...leccate e poi corre in cucina a bere.
Raggolmitolata sul divano, seguendo distrattaemnte il solito filmetto con trama insulsa e finale scontato, Bianca aspettava il ritorno di Susanna. Erano ormai le 22,30 circa quando un mugolio e un muso umido contro la sua gamba, la riportarono alla realtà. Clè agitava la coda e la guardava con i suoi occhi neri che chiedevano aiuto. "Dio mio vuole uscire".
Bianca prese il guinzaglio e le chiavi dalla borsa in fretta e chiuse con uno scatto la porta, e via per le scale.
Per fortuna la casa era al primo piano e raggiunse subito la strada appena illuminata. Faceva caldo. Clè ormai tutto felice la guardava con sollievo poteva fare i suoi bisogni! Pochi minuti ed era pronto a tornare a casa a cuccia!
Bianca prese le chiavi ma con terrore si accorse che non erano quelle di casa ma della macchina. E ora che faccio? pensò. "Aspetterò che torni Susanna" si disse sollevata.
Ad un tratto una signora del primo piano si materializzò alle sue spalle. Con sollievo Bianca e Cle' si accodarono a lei per entrare nel portone del palazzo.
"scusi ho preso le chiavi sbagliate" disse Bianca. "Vuol venire a casa mia intanto?" "No grazie, aspetto qui tanto Susanna torna presto". Bianca si sedette sulle scale e Clè la guardava con occhi meravigliati fissando la porta chiusa dell'appartamento.
"Va bene aspettiamo" disse Bianca tra sè ripensando a quella domenica mattina quando affacciata alla finestra scorse un motorino che si avvicinava con a bordo due ragazzine. Erano Susanna e Simona. Parcheggiarono e scesero dal motorino. La prima teneva in braccio qualcosa ma non si vedeva cosa fosse perchè era nascosta sotto la giacca. "No non voglio più cani - disse Bianca - portalo via". Susanna con gli occhi supplicanti "Ti prego - disse - solo due o tre giorni, poi troverò qualcuno a cui darlo. Non potevo lasciarlo, volevano buttarlo nel fiume" aggiunse con le lacrime agli occhi, "mamma non lo vuole a casa perchè c'è già un gatto, ti prego zietta, solo 2 o 3 giorni te lo prometto, ha una zampa rotta, fame e freddo, è tanto piccolo ti prego".
"va bene ma solo due giorni". Fu così che Clè entrò in casa e dopo due anni era ancora lì. Susanna lo aveva seguito dopo poco ed ora vivevano tutti e due con la zia Bianca.
Il rumore del portone fece trasalire Bianca seduta per le scale immersa nei ricordi. sono le due di notte, quanto ritarda Susy pensò. sentì l'ascensore ..no è il signore del terzo piano. Clè si era alzato, le orecchie dritte , guardava con occhi pieni di speranza. "Niente, a cuccia " disse Bianca.
Lei e Clè dietro una porta chiusa e tanti ricordi la assalgono: Susanna che mangia carote crude e melanzane arrostite, che ci saluta con un bacio quando torna, Susanna con quegli occhi incredibilmente azzurri, a volte ridenti a volte malinconici che mi racconta della sua vita, dei suoi studi, dei corsi di ginnastica. Susanna che infine sono le 4 di notte ritorna, e si meraviglia di trovarci lì, si scusa, ci chiede perdono e ci dà un bacio.
"non fa niente, non importa, non avevamo sonno" dice Bianca "l'importante è che tu sia tornata da noi, sana e salva".
Clè impazzito di gioia salta addosso a Susanna e la riempie di ...leccate e poi corre in cucina a bere.
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