domenica 23 maggio 2010

annalisa guglielmi racconta

Cara Susanna,
ieri stavo mettendo a posto un cassetto pieno di foto e mi sei venuta in mente. Ti ricordi di quella foto che abbiamo fatto durante la gita a Vienna in cui ci siamo io, te, Paola Marasca e Stefania che facciamo capolino tra un albero? Mi sembra di rivivere quel momento di spensieratezza…il sole e quattro musetti sorridenti. Era il 1984 e quel viaggio rappresentava per voi il fine liceo e per me e Paola un ultimo assaporare quel clima goliardico e protettivo prima di affrontare la vita adulta. Mi ricordo il nostro professore di Italiano, Campus e le sue recitazioni a memoria di tutti i canti della Divina Commedia.. e di quanto ci siamo divertiti. Non credo di avertelo mai detto ma ti ammiravo molto, spiritosa, simpatica e molto carina e poi … un modello da imitare per come ballavi!! In discoteca, facevo sempre in modo di mettermi vicino a te per carpire qualche nuovo passo, ma non troppo per non sfigurare!
Ho ancora in mente la tua agilità e leggerezza durante una di quelle lezioni di ginnastica che si facevano tre le due classi, in cui dovevamo sfidarci a salire la pertica. Io ero piuttosto brava e avevo sbaragliato parecchie avversarie, ma quando arrivò il momento della sfida diretta non ci fu storia, fui miseramente battuta…
Come facevi a essere così normale e a “non tirartela al massimo” (come dicono le mie figlie)? Tante altre meno belle, meno intelligenti e meno simpatiche erano insopportabilmente consce, mentre con te era tutto molto naturale e semplice.
Adesso come sai vivo a Milano, ho due figlie che si stanno affacciando alla vita e mi faccio tante domande: e se non fossi partita da Roma? Pur nelle tante difficoltà che ho dovuto affrontare, il mio distacco, chiamala fuga se vuoi, mi ha aiutato molto. E se fossi rimasta, ce l’avrei fatta comunque ad avere una vita normale? Sinceramente non lo so. Adesso, non vorrei fare gli sbagli che ha compiuto mia nonna e neanche quelli di mia madre, ma non so quale è la strada. Ho scoperto però che è molto difficile fare i genitori e anche … “perdonarli”.
Ti scrivo perché per me che sono lontana, sei ancora a Viale Parioli e mi cullo in questa illusione. Ogni volta che ci passo quando vengo a Roma, ti penso. So che in questo modo rifiuto di accettare la realtà.. l’inaccettabile fine di una persona meravigliosa, apparentemente così perfetta e forte ma in realtà fragile come un cristallo. E mi dispiace moltissimo averlo capito troppo tardi.
Ciao Susi

Anna Lisa

Cara Silvia,

eccomi, è stato difficile ... ma Susanna è nel mio cuore e volevo proprio .. in un secondo invio ti mando anche la foto di cui parlo.

un bacio

anna lisa

stefania ceino racconta

Ricordo molto bene il periodo in cui andavo con Susanna a nuoto libero, al Circolo sportivo delle Muse, ai Parioli, dove abitavamo entrambe.

A volte venivano anche Silvia e Simona, e dei loro amici. Erano domeniche estive, allegre, gioiose. Noi eravamo allegre, gioiose, giovani, piene di vita.

Susanna era……Spumeggiante. La ammiravo molto perché adorava lo sport e perché, ai miei occhi di adolescente un po’ timida, lei appariva tutto ciò che io non ero. Sembrava sicura di sé, mentre io mi sentivo sempre impacciata, ed aveva molti ammiratori perché era una bellissima ragazza. Io, vicino a lei, mi sentivo proprio come il brutto anatroccolo.

…….Poi il tempo è passato e lentamente ho scoperto nella mia amica una certa fragilità emotiva, una profonda sensibilità, un’attenzione agli altri che dimostrava in tanti piccoli gesti e nelle parole.

Questo suo profondo altruismo lo ha dimostrato sino alla fine.

Io ho parlato con Susanna, l’ultima volta, il martedì precedente la sua morte, accanto a quella stessa finestra dalla quale hanno poi portato via il suo corpo privo di vita: la finestra del nostro pianerottolo, al primo piano del palazzo di Viale Parioli.

Lei era veramente disperata e da tempo pensava di togliersi la vita, ma mi disse:

“Non so se riuscirò a farlo, perché amo troppo la mia famiglia e so che provocherei loro un dolore molto profondo. Al tempo stesso, però, non trovo più su questa terra quella Pace che mi potrebbe far andare avanti. Non ce la faccio più!”

Io ero sconvolta. Le dissi tante cose. Ci siamo dette tante cose, ma lei continuava con questo ritornello ossessivo:

“Ormai la Pace la posso trovare solo in Cielo”.

Allora mi aggrappai alla fede, una fede che sapevo essere profonda in lei, e anche in me.

“Susy: lo sai che la Chiesa sostiene che i Suicidi non andranno mai in Cielo e non troveranno mai la Pace?”.

Lei aveva lo sguardo fisso nel vuoto, mi guardò a lungo, poi scosse la testa.

“Stefania, a me hanno insegnato che Cristo è infinitamente MISERICORDIOSO. Io sono disperata. Non credi, dunque, che Egli, nella Sua immensa bontà, possa perdonarmi e portarmi presso di sé, nella LUCE?”

Quelle parole penetrarono in me. Non seppi più cosa dire, anche perché anche io in quel periodo non stavo molto bene.

Fissai la mia amica. Dissi debolmente:

“Abbi pazienza. Conosco un bravo neurologo. Lo chiamo. Uno dei prossimi giorni ci andremo insieme. Ti prego…..”

Ma lei non mi ascoltava più.

I suoi bellissimi occhi erano spenti, la sua anima, soprattutto, era avvolta da un’oscurità profondissima.

Ci siamo lasciate così.

La domenica successiva è accaduto.

Susanna si è tolta la vita.

Mi sono sentita schiacciata, annichilita, per moltissimi mesi. Non volevo più vivere nemmeno io.

Non so quando sono riuscita esattamente ad uscire io stessa dal tunnel, e a dirmi che quella morte non poteva essere stata vana, che io dovevo riprendermi e continuare a vivere anche per lei.

Nessuno saprà mai perché il Signore non l’ha fermata, perché non ha mandato un Angelo ad arrestare il suo volo di morte, ma so che Susanna è nel Regno di Dio, da molto tempo.

Una sera di tanti anni fa ho sentito forte il bisogno di pregare per la mia amica. In casa, da sola, ho acceso una candela, ho chiuso gli occhi, mi sono rivolta a Gesù, poi ho iniziato a piangere, e piangendo sussurravo:

“Susy, dove sei? Stai bene?”

Quando ho riaperto gli occhi ho notato che la fiamma della candela si era allungata, tremolava, anche se non c’erano correnti d’aria, ed emanava un fortissimo calore.

Mi sono fatta il segno della Croce e ho pensato: “ Sì, ora la mia cara amica sta bene, è immersa nella Pace e nella Luce del Signore”.

Ciao Susy: grazie per esserci stata, grazie per tutto ciò che sei stata.

Ti voglio bene e ti porterò ogni giorno con me!





Silvia cara, questo è ciò che, a tarda notte, sono riuscita a scrivere.

Non è molto, ma è ciò che avevo dentro e che ha preso forma

Ti mando un bacio.

Abbraccia zia Bianca da parte mia e anche Simona e tua mamma.

Con affetto.

Stefania